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Passo Giau
  • Località di partenza: Passo Giau (2.236 mt s.l.m.)Tra Selva di Cadore, San Vito di Cadore, Colle Santa Lucia e Cortina d’Ampezzo
  • Tipologia: escursione su sentiero di montagna con un’unica salita impegnativa
  • Difficoltà: E
  • Dislivello: 550 mt
  • Lunghezza: 10 km
  • Zone al coperto: solo Rifugio Passo Giau alla partenza
  • Durata prevista: 5h30′
  • Aree ristoro: solo Rifugio Passo Giau alla partenza
  • Aree pic-nic: no
  • Parcheggio: si parcheggia a bordo strada in prossimità del passo

Ci sono dei luoghi che ti rapiscono e cominci a sognarli molto tempo prima di riuscire ad andarci: per me è stato così per questa stupenda escursione che dallo scenografico Passo Giau (uno dei passi più belli delle Dolomiti Bellunesi) ci ha portato all’altopiano di Mondeval de Sora.

Qui si trova anche il luogo di sepoltura dell’Uomo di Mondeval, i cui resti sono conservati al Museo Vittorino Cazzetta di Selva di Cadore. Purtroppo non siamo riusciti a trovare il sito a causa delle scarse indicazioni e alla fretta che ci hanno messo alcuni nuvoloni carichi di pioggia in arrivo. Ma l’obiettivo principale dell’escursione è stato comunque raggiunto: fotografare il Monte Pelmo che si specchia nel Laghetto delle Baste. Ma andiamo con ordine.

Il Passo Giau e lo spettacolo del Nuvolau

Arrivare al Passo Giau da Selva di Cadore non è l’ideale per chi soffre di mal d’auto: la trentina di tornanti che dalla Val Fiorentina salgono a questo passo dolomitico posto a 2.236 mt s.l.m. possono mettere a dura prova gli stomaci più sensibili.

Ovviamente il disagio è ampiamente ripagato all’arrivo: il Passo Giau è – a mio modesto parere – uno dei passi più belli della zona: meta di tantissimi escursionisti, motociclisti e ciclisti (è anche tappa storica del Giro d’Italia) sicuramente una volta nella vita bisogna vederlo, quindi, se non ci siete ancora stati, prendete appunti, perché potreste cominciare proprio da questa escursione verso il Mondeval che, sono sicura, vi piacerà.

Il Passo Giau è il punto di unione tra la Val Fiorentina e la Conca Ampezzana e la vista da lassù spazia fino alla Marmolada e al Gruppo del Sella.

Quando abbiamo parcheggiato la macchina lungo l’ultimo tornante del passo (venendo dalla Val Fiorentina), ci siamo diretti al Rifugio Passo Giau seguendo un breve percorso espositivo che porta a conoscere tutti i tipi di rocce che è possibile incontrare sulle Dolomiti.

Il Passo è molto frequentato perché da qui partono numerose escursioni, quindi, per trovare posto, è ovviamente consigliato di arrivare presto per trovare parcheggio.

Prima di partire, però, vi consiglio di fermarvi un attimo sul retro del rifugio Passo Giau, nella terrazza. Da lì potrete riconoscere i nomi delle vette più importanti, grazie ad alcuni cartelli che riportano nomi e altitudini, posti in corrispondenza dei relativi monti. La cima più caratteristica del passo è ovviamente il Monte Nuvolau, con la sua particolare forma piramidale. Da lì parte un’escursione molto bella sulle Dolomiti Ampezzane che vorremmo fare quest’estate con le bambine.

Verso l’altopiano del Mondeval de Sora

Il Mondeval è uno scenario piuttosto insolito rispetto all’ambiente che siamo soliti incontrare nelle Dolomiti Bellunesi. Sembra quasi di essere approdati in Nordeuropa e ha un che di epico che mi ha affascinato da subito.

Si trova ad un’altitudine che va da 2150 a 2360 mt s.l.m. ed è abbracciato dal Monte Pelmo (el Caregón de ‘l Pareterno di cui ti ho già parlato in questa escursione), Croda da Lago, Ben de Mezodì, Cernera e l’imponente muraglia dei Lastoi de Formin.

La nostra escursione ha dunque inizio dal Passo Giau: rispetto al Rifugio, bisogna attraversare la strada e dirigersi verso sinistra, seguendo il sentiero CAI n. 436, direzione Mondeval.

Si cammina inizialmente senza troppa fatica tra sassi e sporadiche apparizioni di marmotte che gridano, mimetizzandosi molto bene tra l’erba già un po’ ingiallita di settembre del pianoro che degrada alla nostra sinistra.

Il sentiero alterna salite e discese non troppo impegnative e il dislivello non è affatto eccessivo. Considerate che partendo al mattino, la prima parte del sentiero sarà in ombra.

Dopo circa un’oretta arriverete al bivio di Cess de Iou (2.225 mt s.l.m.), tenete il sentiero 436 in direzione Forcella Giau-Mondeval.

Come vedete dalle foto, il sentiero è stretto e costeggia le pareti serpeggiando. Tutto attorno il paesaggio è molto brullo (e affascinante). Noi ci siamo soffermati non poco a cercare di “stanare” una marmotta che si faceva sentire, ma non vedere. Ovviamente intendo solo che ci siamo concentrati per riuscire a vedere dove fosse, alla fine sono riuscita ad individuarla solo grazie allo zoom della reflex, era davvero molto lontana!

Abbiamo incontrato davvero poca gente lungo il sentiero, c’era un silenzio incredibile (marmotte a parte).

Il tratto più faticoso è la salita rocciosa che porta alla Forcella Giau dove bisogna percorrere facendo un po’ di attenzione a dove mettere i piedi, tra massi e ghiaia. In ogni caso, girarsi e vedere il panorama che si apre alle proprie spalle è qualcosa di incredibile.

E arrivati in quota non potrete che esclamare che ne valeva davvero la pena!

Lo spettacolo qui è a dir poco unico. I prati si estendono a perdita d’occhio, ondulati, irregolari, incorniciati dalle pareti dei Lastoni, dall’acuminato Ben de Mezdì e poi, in fondo, il Pelmo. Lo sguardo spazia e si perde ed è forte la voglia di sedersi e contemplare. Ma noi facciamo solo una breve sosta e poi ripartiamo, alla volta del Laghetto delle Baste che si trova poco distante e, con l’occasione, riusciamo anche ad intercettare un gruppetto di escursionisti condotto da un accompagnatore dal quale possiamo ascoltare, di rimando, aspetti interessanti relativi all’ambiente in cui ci troviamo.

Il benvenuto poi ce lo dà un gruppo di marmotte che si diverte a sparire e riapparire tra le rocce, rendendoci impossibile fotografarle, ma ci siamo ugualmente divertiti a osservarle, perfettamente mimetizzate tra i massi.

Quando siamo arrivati al Laghetto delle Baste, il Monte Pelmo si nascondeva dietro alle nuvole. Abbiamo allora sfruttato il momento per riposarci e goderci il nostro pranzo al sacco a base di panini e cioccolato fondente, osservando in silenzio le nuvole che scorrevano via veloci. Posizionarsi nel punto esatto nel quale il Pelmo il specchia nel laghetto può voler dire mettere i piedi in acqua, vi avviso. Il Laghetto delle Baste è infatti acquitrinoso, quindi le sue sponde non sono definite e dovrete individuare il punto migliore dove passare per raggiungere la posizione dalla quale avrete la vista migliore.

Portare il cavalletto è sicuramente utile, noi abbiamo fatto qualche ripresa artigianale, ma in realtà non avevamo molto tempo, perchè i nuvoloni erano diventati minacciosi e non potevamo quindi fermarci a lungo. Vorrei però tornarci, magari provando un altro percorso e dedicarmi poi con più calma alle foto. Ne vale davvero la pena, amo riguardare le foto che abbiamo scattato in quell’occasione, soprattutto in periodi come questo in cui non si può viaggiare ed è forte la voglia di riprovare quel senso di libertà che si respira quassù.

Appena dopo pranzo qui c’era un enorme silenzio, i pochi escursionisti incontrati si erano già incamminati, probabilmente per raggiungere il sito di sepoltura dell’Uomo di Mondeval che si trova poco distante, ma al quale – come vi dicevo – noi non siamo arrivati (sarà l’obiettivo di un’altra escursione).

Abbiamo ripreso il cammino del ritorno, ripercorrendo il sentiero dell’andata, ascoltando il gracchiare dei corvi imperiali e il vociare degli scalatori sui Lastoi de Formin (visti dal basso, intenti a passare per passaggi strettissimi, altissimi, espostissimi, fanno davvero impressione).

A malincuore ho lasciato questo luogo, con la promessa di tornarci, mi ha davvero incantata. Vi lascio le ultime foto qui sotto.

Non trovate anche voi che il Mondeval sia un luogo spettacolare?

Consigli di lettura per la vostra escursione dal Passo Giau a Mondeval

Questa è la guida dalla quale abbiamo preso spunto per organizzare l’escursione.

Le descrizioni sono molto belle, è presente anche l’immagine del percorso con i punti di interesse ed eventuali tratti verso i quali proseguire per chi vuole spingersi un po’ più in là.

Davvero consigliata!

Dolomiti per bambini

Per orientarci abbiamo utilizzato questa cartina che, nella parte superiore, arriva fino alla zona di Passo Giau.

Quando andate in montagna non dimenticate mai di mettere in zaino una cartina topografica, a volte il sentiero può non essere ben segnalato, inoltre avrete una visione più precisa di distanze e dislivelli. 

Cartina Tabacco 015

Dal 2019 scrivo, fotografo e racconto le nostre avventure di famiglia su Dammilamano. Amo la montagna, i borghi marinari e le musiche di Yann Tiersen. Acquisto più libri di quanti riesca a leggerne, non vivo senza the caldo, sono intollerante al glutine, al lattosio e agli errori grammaticali.

dammilamanoblog@gmail.com

Comments:

  • Maggio 10, 2021

    Sono stata sul Mondeval solo in versione invernale con ciaspole e sci d’alpinismo. Lo spettacolo era splendido, ma mi sono ripromessa di tornarci in estate!
    E adesso ho scoperto pure il laghetto!

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  • Maggio 11, 2021

    E’ uno dei posti più magici delle Dolomiti, spero di aver occasione a brevissimo di rivederlo, sempre che non ci siano ancora 3 metri di neve, son oda quelle parti a fine mese.

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  • Simo

    Maggio 12, 2021

    La fatica viene veramente ripagata una volta in cima! Mi spaventano un po’ la lunghezza del tragitto e il fatto che l’unico rifugio presente sia solo alla partenza. Non essendo io molto pratica temo che comincerei un po’ a sentire la stanchezza a metà percorso. Infatti cercavo informazioni proprio per capire se fosse realemnte fattibile anche per me, ovviamente quando non c’è neve. Tu lo consigli anche a chi non è troppo esperto?

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  • Maggio 13, 2021

    Essendo proprio una principiante alle prime armi, mi spaventa molto questo percorso anche se sicuramente i panorami arrivati in cima sono meravigliosi. E poi il laghetto mi piace tantissimo. Magari quando avrò molta più resistenza, potrei pensarci.

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